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Oltre il mito del West: a Milano una mostra riscrive l’immaginario americano attraverso la fotografia

Alla galleria di 10·Corso·Como, la mostra The New American West: Photography in Conversation mette in dialogo grandi maestri della fotografia e sguardi contemporanei, raccontando come il mito del West sia stato costruito, trasformato e continuamente reinventato nel tempo.


Una parete di galleria espone tre fotografie incorniciate: un’auto d’epoca, una stazione di servizio deserta e un vagone ferroviario arrugginito con la scritta “Santa Fe”, evocando un senso di nostalgia.
Installation view exhibition The New American West: Photography in Conversation. Courtesy 10·Corso·Como. Ph Alessandro Saletta - DSL Studio

Il West americano non è mai stato soltanto un luogo. È un’immagine, un’idea, una proiezione collettiva che attraversa la storia della fotografia e dell’immaginario visivo. Spazi sconfinati, solitudine, promessa di libertà: elementi che nel tempo si sono trasformati in un racconto complesso, fatto tanto di fascinazione quanto di contraddizioni.


Con The New American West: Photography in Conversation, in mostra dall’11 marzo al 7 aprile 2026 alla 10·Corso·Como, questo immaginario viene messo in discussione e ricostruito attraverso quasi un secolo di fotografia. L’esposizione, parte del Circuito OFF della MIA Photo Fair BNP Paribas 2026, intreccia opere storiche e contemporanee per mostrare come il West continui a esistere non solo come geografia, ma come spazio mentale e culturale.


Il progetto è curato da Alessio de’ Navasques, Howard Greenberg e Carrie Scott, tre figure con percorsi diversi ma complementari. De’ Navasques, curatore del programma culturale della galleria, porta uno sguardo attento alle relazioni tra moda e arti visive; Greenberg, tra i massimi esperti di fotografia del Novecento, contribuisce con una selezione di opere storiche di grande rilevanza; Scott, storica dell’arte e fondatrice della piattaforma Seen.art, completa il dialogo con una prospettiva contemporanea e accessibile.


Dalla frontiera al paesaggio interiore


Le immagini dei grandi maestri del Novecento costruiscono le fondamenta del mito. I paesaggi monumentali di Ansel Adams e Edward Weston restituiscono un West quasi metafisico, sospeso tra natura e astrazione.


Ma già nelle opere di Paul Strand e Esther Bubley, la frontiera cambia forma: non più solo natura incontaminata, ma spazio abitato, attraversato da comunità e storie.


Con il passare dei decenni, l’immagine si trasforma ancora. Nei lavori di Lee Friedlander e Joel Meyerowitz, il paesaggio perde la sua dimensione epica e diventa frammento, superficie, luce. Il West smette di essere promessa e diventa osservazione, misura del tempo, esperienza quotidiana.


Galleria d’arte minimalista con fotografie in bianco e nero incorniciate su pareti bianche. Lo spazio, ben illuminato e sereno, crea un’atmosfera calma e contemplativa.
Interno di una galleria d’arte con pareti bianche che espongono fotografie incorniciate. Due immagini vivaci sulla sinistra e tre monocromatiche sulla parete di fondo creano un’atmosfera moderna e minimalista.
Installation views exhibition The New American West: Photography in Conversation. Courtesy 10·Corso·Como. Ph Alessandro Saletta - DSL Studio

Il West come teatro umano


Parallelamente, il racconto si sposta dalle distese ai corpi. Le fotografie di Diane Arbus e Mary Ellen Mark restituiscono una dimensione intima e spesso marginale, lontana dalle narrazioni eroiche.


Qui il West non è più mito, ma presenza: comunità, identità, fragilità. Le immagini diventano strumenti per osservare ciò che resta ai margini della rappresentazione ufficiale, trasformando la frontiera in uno spazio umano e culturale.


Accanto a queste visioni, emergono anche riferimenti cinematografici e artistici: lo sguardo di Wim Wenders, la controcultura di Allen Ginsberg, le atmosfere sospese che attraversano l’immaginario visivo del Novecento. Il West diventa così una costellazione di sguardi, più che un racconto lineare.


Due sguardi contemporanei sullo stesso territorio


Al centro della mostra si trova il dialogo tra Maryam Eisler e Alexei Riboud, protagonisti di un viaggio nel 2024 attraverso Texas, New Mexico, Arizona e Utah.


I due artisti hanno attraversato gli stessi luoghi senza confrontarsi, costruendo visioni radicalmente diverse. Il risultato è un doppio racconto che mette in evidenza come lo stesso paesaggio possa generare immagini opposte.


Galleria d’arte minimalista con pareti bianche e fotografie incorniciate. L’illuminazione intensa e il pavimento lucido creano un’atmosfera serena e moderna.
Installation view exhibition The New American West: Photography in Conversation. Courtesy 10·Corso·Como. Ph Alessandro Saletta - DSL Studio

Eisler costruisce immagini cinematografiche, dense di tensione emotiva e psicologica. Riboud, al contrario, adotta uno sguardo più essenziale e contemplativo, in cui architetture e spazi diventano elementi di riflessione visiva.


Tra città fantasma, rovine meccaniche e interni sospesi nel tempo, il West contemporaneo emerge come uno spazio mentale, più che geografico. Un luogo in cui memoria, immaginazione e realtà si sovrappongono continuamente.


Informazioni utili per la visita


Luogo: 10·Corso·Como (Corso Como 10, 20154 Milano)

Date: 11 marzo - 7 aprile 2026

Orari: tutti i giorni: 10:30 - 19:30

Ingresso: libero



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