Giovanni Bonelli apre un nuovo capitolo a Milano: la galleria si sposta in Corvetto e inaugura con Mattia Moreni
- Editorial Staff

- 5 giorni fa
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Dopo quattordici anni in zona Isola, una delle gallerie più riconoscibili della scena milanese cambia sede e guarda a sud. Abbiamo parlato con Giovanni Bonelli del nuovo spazio in Corvetto e della mostra inaugurale che mette Mattia Moreni in dialogo con artisti di generazioni diverse.

A Milano ci sono spazi che, nel tempo, smettono di essere semplici indirizzi e diventano punti di riferimento. La galleria Giovanni Bonelli è uno di questi. Negli anni ha costruito una linea curatoriale riconoscibile, capace di tenere insieme ricerca contemporanea, riletture storiche e dialoghi generazionali, diventando una presenza stabile nel panorama artistico cittadino. Ora la galleria apre un nuovo capitolo: lascia la storica sede di via Lambertenghi, in zona Isola, e si trasferisce in via Arcivescovo Romilli 20, nel quartiere Corvetto, una delle aree più dinamiche e in trasformazione della città. Per inaugurare il nuovo spazio, Bonelli sceglie una mostra-manifesto: The Future Will Be Weird, progetto curato da Denis Isaia che prende come fulcro la figura di Mattia Moreni e la mette in relazione con una costellazione di artisti contemporanei. La nostra redazione ha parlato con Giovanni Bonelli per capire le ragioni del trasferimento, la visione dietro questo cambiamento e le prospettive future.
Il trasferimento da Isola a Corvetto: intervista a Giovanni Bonelli
Dopo tanti anni in zona Isola, cosa vi ha spinto a cambiare sede?
"Il desiderio, dopo quattordici anni, era quello di trovare uno spazio grande più o meno come quello di via Lambertenghi, ma in una zona fortemente in crescita, con un faro come la Fondazione Prada e altre realtà molto importanti."
Come è nato l’incontro con questo spazio in Corvetto?
"Casualmente. Sono andato a vedere una mostra di un collettivo di curatori che avevano affittato quello spazio per un progetto temporaneo. Mi sono innamorato delle vetrine e del pavimento di quel luogo, capendo immediatamente che potevamo estendere lo spazio nell’area sottostante, ampliando le possibilità progettuali ed espositive."

In che modo questo cambiamento si inserisce nel percorso della galleria?
"Il cambiamento era necessario sia per ragioni contrattuali sia per il desiderio di provare e affrontare una nuova avventura, una nuova sfida non solo per noi ma anche per gli artisti che collaborano con noi. Un nuovo spazio, articolato in maniera diversa, spinge sia me che gli artisti a pensare a mostre diverse e affrontare la galleria in maniera nuova rispetto al passato."
Quali sono state le prime impressioni dopo l’inaugurazione?
"La mostra inaugurale è stata molto apprezzata sia dagli addetti ai lavori sia da un pubblico numeroso. La presenza nel quartiere di diverse realtà espositive sia private che istituzionali ha favorito un flusso continuo di appassionati e curiosi."
Quali prospettive apre questo nuovo capitolo?
"Il nuovo spazio è forse più complesso del precedente, trattandosi di uno spazio su due piani. Ma questo ci permetterà di fare contemporaneamente progetti paralleli. Il nostro desiderio è quello di affrontare e presentare il lavoro di artisti importanti del ’900, sia italiani che stranieri, mettendoli in dialogo con autori delle generazioni successive, contemporanee ed attuali."

La mostra inaugurale: Mattia Moreni e un futuro “weird”
Per aprire il nuovo spazio, la galleria sceglie un artista che difficilmente può essere letto in modo convenzionale: Mattia Moreni (1920–1999), tra i protagonisti più radicali e anticonformisti della pittura europea del Novecento.
The Future Will Be Weird, curata da Denis Isaia, non è una retrospettiva tradizionale, ma un progetto costruito per attriti, rimandi e collisioni visive. Moreni viene messo in dialogo con artisti di generazioni e linguaggi differenti: Vedovamazzei, Nicola Samorì, Vera Portatadino, Alessandro Pessoli, Giovanni Morbin, Enrico Minguzzi, Pesce Khete, Gelitin, Silvia Dal Dosso, Cult of Magic, Pierpaolo Campanini, Giovanni Blanco.
Il titolo stesso suggerisce il tono del progetto: il futuro sarà strano, ambiguo, disturbante. E proprio per questo Moreni appare sorprendentemente attuale.
Moreni oggi: sesso, potere, degenerazione, ironia
La mostra prende avvio da uno dei soggetti più inattesi della sua produzione: l’anguria. Un frutto che Moreni trasforma in simbolo erotico, politico, organico, talvolta grottesco.
Dietro l’apparente ironia, il tema è serio: il rapporto tra natura e artificio, tra crescita spontanea e manipolazione, tra desiderio e controllo. Nei campi della Romagna degli anni Sessanta, Moreni osserva la coltivazione industriale del cocomero e ne coglie subito la portata simbolica: la trasformazione della natura in prodotto.
Da lì si apre una riflessione più ampia sulla mutazione antropologica, sulla società dello spettacolo, sulla regressione culturale. Temi che oggi suonano quasi profetici.

Dialoghi contemporanei tra i due piani della galleria
Il nuovo spazio su due livelli diventa parte integrante del progetto espositivo.
Al piano inferiore si intensifica il confronto tra Moreni e alcuni artisti contemporanei. Con Nicola Samorì emerge una parentela feroce sul corpo e sulla pittura come materia viva. Con Alessandro Pessoli si crea un ponte più visionario, fatto di figure deformate e memoria espressionista.
Vedovamazzei, Gelitin e Pesce Khete intercettano invece l’aspetto più ironico e regressivo dell’opera di Moreni, quello che attraversa il kitsch, il grottesco e l’infantilizzazione del presente.
Altri interventi, come quelli di Cult of Magic o Silvia Dal Dosso, spostano il discorso verso installazione, video e nuovi linguaggi, dimostrando come il pensiero di Moreni possa ancora generare forme inattese.
Un segnale per Milano
Il trasferimento della galleria Giovanni Bonelli non è solo un cambio di indirizzo. È anche il segnale di una Milano artistica che continua a ridefinire la propria geografia, spostando l’attenzione verso quartieri sempre più vivi e ricettivi.
Corvetto, già attraversato da nuove energie culturali, guadagna così un presidio importante. E Bonelli inaugura questo nuovo corso nel modo più coerente possibile: scegliendo un artista scomodo, libero e ancora capace di parlare al presente.
Perché se il futuro sarà davvero weird, forse Mattia Moreni lo aveva già capito da tempo.
Info utili per la visita
Luogo: Via Arcivescovo Romilli 20, Milano Date: 14 aprile - 13 giugno, 2026 Orari: Martedì - Sabato: 11:00 - 19:00




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