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Al MUDEC 200 anni di fotografia in 100 immagini: la mostra che racconta il mondo attraverso gli scatti più iconici

Aggiornamento: 15 mar

Da Niépce a Mapplethorpe, fino agli autori contemporanei: a Milano una grande mostra ripercorre due secoli di fotografia e il modo in cui le immagini hanno costruito la nostra memoria collettiva.


Sala espositiva con una parete blu scuro che mostra il testo “100 Fotografie per ereditare il mondo”. Una macchina fotografica vintage in una teca di vetro e due ritratti incorniciati sono esposti.
Allestimento ingresso della mostra "100 fotografie per ereditare il mondo", courtesy MUDEC. Ph Jule Hering

In un tempo dominato da immagini continue e spesso fugaci, fermarsi davanti a cento fotografie può diventare un gesto quasi rivoluzionario. È da questa intuizione che nasce “100 fotografie per ereditare il mondo”, la nuova mostra del MUDEC - Museo delle Culture aperta dal 7 marzo al 28 giugno 2026.


Curata da Denis Curti in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti, l’esposizione propone un attraversamento lungo due secoli di storia della fotografia, mettendo al centro non solo le immagini ma il loro potere di costruire memoria, coscienza e identità collettiva.


La fotografia, suggerisce il progetto, è allo stesso tempo testimonianza e interpretazione. È uno strumento che ha raccontato guerre, conquiste scientifiche, trasformazioni sociali e rivoluzioni culturali, ma anche emozioni private, desideri e fragilità. In questo senso “ereditare il mondo” significa imparare a leggere il presente attraverso le immagini che lo hanno preceduto.


Prodotta da 24 ORE Cultura, la mostra è sostenuta da Zurich Insurance Group come main sponsor e supportata da Turisanda1924.


Dalla nascita della fotografia all’iperproduzione contemporanea


Il percorso espositivo prende avvio da una riflessione sul passaggio da una società senza immagini a una società completamente immersa nelle immagini. Le prime sperimentazioni ottocentesche segnano l’inizio di una rivoluzione visiva che, nel corso del Novecento, diventa linguaggio artistico, documento storico e forma di introspezione personale.


La mostra si articola in diverse sezioni che raccontano questa evoluzione: dalla nascita della fotografia, alla sua dimensione sospesa tra realtà e finzione, fino alle riflessioni sul suo ruolo come documento storicodiario identitarioevocazione simbolica e infine bussola per il futuro.


Questa struttura permette al visitatore di comprendere come lo sguardo fotografico sia cambiato nel tempo: da strumento tecnico e sperimentale a mezzo universale capace di interpretare la complessità del mondo contemporaneo.


Interno di galleria con fotografie in bianco e nero incorniciate su pareti blu. Un banner rosso all’ingresso recita “Fotografia come diario”. L’atmosfera è calma e contemplativa.
Una sala museale con pareti azzurro chiaro espone una serie di fotografie incorniciate. Le immagini comprendono ritratti e scene, creando un’atmosfera contemplativa.
Installation views mostra "100 fotografie per ereditare il mondo", courtesy MUDEC. Ph Jule Hering

Immagini che hanno costruito la memoria collettiva


Attraversando la mostra emerge con forza il ruolo della fotografia come “occhio del mondo”. Alcuni scatti hanno contribuito a definire il modo in cui ricordiamo eventi cruciali della storia, mentre altri hanno trasformato il corpo, il paesaggio o la quotidianità in simboli visivi potenti.


Oggi, in un’epoca segnata da una produzione incessante di immagini digitali, questa eredità assume un significato ancora più urgente. Le nuove generazioni convivono con una memoria visiva del Novecento che non è più trauma diretto, ma sottofondo culturale. Molti autori contemporanei non cercano più soltanto l’evento da documentare, ma la sua risonanza emotiva, ciò che resta nel tempo.


Una mostra per orientarsi nel presente


100 fotografie per ereditare il mondo” diventa così uno spazio di riflessione sul nostro rapporto con le immagini. Il percorso invita a rallentare lo sguardo e a interrogarsi su come la fotografia continui a modellare la percezione della realtà, influenzando ricordi, identità e visioni del futuro.


In questo intreccio di epoche e linguaggi, il MUDEC - Museo delle Culture conferma la propria vocazione a raccontare le culture del mondo attraverso strumenti visivi e narrativi capaci di parlare al presente.


Un panel di sei persone è seduto su un palco, discutendo di fronte a uno schermo illuminato che mostra testo e una fotografia urbana. L’evento appare formale.
Press preview conference nell'Auditorium del museo, courtesy MUDEC. Ph Jule Hering

Talk e spin-off della mostra


La mostra prevede anche un programma di incontri e approfondimenti.


Il 14 marzo alle ore 17:00 l’Auditorium del MUDEC ospiterà un dialogo tra il curatore Denis Curti ed Ettore Molinario, fondatore della Casa Museo Molinario Colombari, dedicato ai 200 anni dalla prima fotografia di Niépce.


Parallelamente, uno spin-off della mostra sarà allestito nella sede milanese di Zurich Insurance Group con una selezione di sette fotografie presenti in mostra.



Informazioni utili per la visita


Luogo: MUDEC – Museo delle Culture (Via Tortona 56, 20144 Milano)

Date: 7 marzo – 28 giugno 2026

Orari: Martedì - Domenica: 9:30 - 19:30



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