Cao Fei, Dash: un’archeologia dell’agricoltura contemporanea alla Fondazione Prada
- Editorial Staff

- 9 apr
- Tempo di lettura: 5 min
Alla Fondazione Prada, l'artista cinese Cao Fei presenta un nuovo progetto immersivo e stratificato che indaga l’agricoltura intelligente tra tecnologia, memoria e trasformazioni culturali globali.

Non nasce come un progetto espositivo tradizionale, né come una semplice indagine sulla tecnologia applicata all’agricoltura. Dash, la nuova mostra di Cao Fei alla Fondazione Prada, è il risultato di una ricerca sul campo durata oltre tre anni, condotta tra le campagne della Cina meridionale e nordoccidentale e diversi territori del Sud-est asiatico.
L’artista ha seguito da vicino lo sviluppo della cosiddetta “smart agriculture”, osservando non solo l’introduzione di droni, algoritmi e sistemi automatizzati nei processi produttivi, ma soprattutto le trasformazioni sociali, culturali e percettive che queste tecnologie generano. Il progetto prende forma a partire da una serie di domande urgenti: come cambia il lavoro agricolo nell’era dell’intelligenza artificiale? Cosa succede al sapere tradizionale quando viene sostituito, o affiancato, da sistemi basati sui dati? E in che modo si ridefinisce il rapporto tra esseri umani, natura e tecnologia?
Più che fornire risposte, Dash costruisce un ambiente complesso in cui queste tensioni rimangono aperte, attraversando linguaggi diversi: dalla videoinstallazione alla realtà virtuale, dal documentario ai materiali d’archivio; trasformando lo spazio espositivo in una vera e propria esperienza immersiva.


Un paesaggio costruito: il Podium come ecosistema
La mostra si sviluppa tra piano terra e primo piano del Podium, configurandosi come un ambiente articolato in cui elementi reali e simbolici convivono.
Al piano terra, Cao Fei costruisce un paesaggio che ricorda un villaggio rurale contemporaneo: una tenda-granaio, una postazione di lavoro per i nuovi agricoltori digitali, una piantagione di banani, un tempio. Queste strutture, tutte a scala reale, ospitano video, dispositivi tecnologici e installazioni, creando una continuità tra spazio fisico e dimensione narrativa.
Al centro del percorso si trova Dash (2026), il film a due canali che dà il titolo alla mostra. Seguendo il ciclo agricolo dalla semina al raccolto, l’opera mette in scena l’integrazione tra lavoro umano e sistemi automatizzati, mostrando come droni, sensori e algoritmi entrino progressivamente nel ritmo della produzione.
Accanto, The Birth (2026) ricostruisce la filiera produttiva dei droni attraverso un’installazione che combina video e oggetti, mentre Dash-180c introduce una dimensione immersiva in realtà virtuale: il visitatore assume il punto di vista di un drone dismesso, esplorando un paesaggio futuristico in cui agricoltura e tecnologia hanno ridefinito completamente l’ambiente.


Dal documento all’archivio: la mostra come piattaforma di ricerca
Salendo al primo piano, il progetto cambia registro. L’ambiente si trasforma in una piattaforma di ricerca, in cui materiali storici, documenti e interviste ampliano il campo dell’indagine.
Installazioni come Land Evolution e Land of Plenty ricostruiscono la storia dell’agricoltura cinese attraverso fotografie, slide didattiche, manifesti e filmati che attraversano il periodo dalla fondazione della Repubblica Popolare fino alle riforme degli anni Ottanta. Questi materiali mostrano come la produzione agricola sia stata al centro di un progetto politico e ideologico, oltre che economico.
Con Super Farms e Southward Journey, Cao Fei documenta invece il presente: le trasformazioni portate dalla robotica agricola, l’introduzione dei droni nelle comunità rurali, la ridefinizione dei ruoli lavorativi e delle competenze.
Infine, Land Debate raccoglie interviste a studiosi ed esperti, affrontando in modo diretto le implicazioni dell’automazione: sostenibilità, disuguaglianze, impatto ambientale e nuove forme di organizzazione del lavoro.


Tra percezione e automazione
Uno degli aspetti più sottili del progetto riguarda la trasformazione della percezione. L’introduzione di tecnologie intelligenti non modifica solo il lavoro fisico, ma anche i processi cognitivi.
Nel rapporto con i droni e con i sistemi di controllo remoto, gli agricoltori delegano progressivamente alcune funzioni, dalla valutazione del rischio alla lettura dello spazio, alle macchine. Si crea così una forma di collaborazione in cui l’intelligenza non è più esclusivamente umana, ma distribuita.
Questo slittamento, appena percettibile ma radicale, attraversa molte delle opere in mostra e contribuisce a ridefinire il concetto stesso di esperienza del territorio.
Tecnologia e rituale: nuove icone contemporanee
È solo a questo punto che emerge uno degli elementi più sorprendenti della ricerca di Cao Fei.
Durante il lavoro sul campo, l’artista ha osservato come in alcune comunità agricole i droni vengano integrati all’interno di rituali tradizionali: incensi accesi, offerte, gesti propiziatori per il raccolto. Queste pratiche non scompaiono con l’arrivo della tecnologia, ma si trasformano.
In opere come The Birth e Land Ceremony, questo fenomeno prende forma visiva: i droni, pur essendo strumenti altamente tecnologici, vengono elevati a oggetti simbolici, quasi divinità contemporanee.
Non si tratta di un semplice contrasto tra antico e moderno, ma di una vera e propria coesistenza. La tecnologia entra nelle strutture culturali esistenti, modificandole e venendo a sua volta reinterpretata. Nascono così nuove forme di devozione, in cui il progresso tecnico assume un valore che supera la sua funzione pratica.

Tra cosmo, umano e tecnica
Questa complessità trova una sintesi nel diagramma Cosmos, Human, Technics, in cui Cao Fei rielabora una triade della filosofia cinese.
Il progetto suggerisce che questi tre elementi: ordine naturale, azione umana e tecnologia, non possano più essere pensati separatamente. L’agricoltura contemporanea diventa così il luogo in cui queste dimensioni si incontrano, si scontrano e si trasformano reciprocamente.
Cao Fei: una ricerca sulla trasformazione
Nata a Guangzhou nel 1978, Cao Fei è tra le voci più influenti dell’arte contemporanea internazionale. Il suo lavoro ha sempre indagato le trasformazioni della società cinese, passando dagli ambienti industriali e urbani delle opere precedenti all’attuale focus sull’agricoltura.
Questo spostamento non è casuale: con Dash, l’artista torna alle fondamenta della civiltà umana per interrogare il presente. L’agricoltura diventa così un laboratorio privilegiato per osservare le contraddizioni della tecnologia, tra promessa di efficienza e rischio di perdita culturale.

Oltre la narrazione del progresso
Dash non propone una visione univoca della tecnologia, né un giudizio definitivo. Al contrario, costruisce uno spazio in cui coesistono efficienza e ambiguità, innovazione e memoria, controllo e incertezza.
Attraverso un percorso che unisce installazione, film, archivio e ricerca, Cao Fei riesce a restituire la complessità dell’agricoltura contemporanea come sistema globale. Più che raccontare il futuro, la mostra invita a osservare il presente da una prospettiva diversa: come un territorio in cui umano, natura e tecnologia non sono più entità separate, ma parti di un unico ecosistema in continua trasformazione.
Informazioni utili per la visita
Mostra: Dash, Cao Fei
Sede: Fondazione Prada, Milano
Date: 9 aprile - 28 settembre 2026
Biglietti: acquista qui il tuo biglietto




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